Chi sono
Mi chiamo Nicola.
Ho fatto un po' di strade per arrivare qui.
⟶
Non sono diventato arteterapeuta per caso, ma neanche in linea retta. Ho lavorato con bambini, con persone fragili, con anziani che dimenticavano. Ho passato anni in un mestiere che sembrava lontano, e poi sono tornato dove sentivo di stare bene: nel sociale, vicino alle persone.
Da qualche anno ho scelto l'arteterapia come strumento di lavoro. Non perché so disegnare — non sempre — ma perché ho imparato che le mani sanno cose che la testa non racconta.
[ Inserisci qui la tua formazione in arteterapia: scuola, durata, anno di diploma, eventuali specializzazioni o tirocini ]
Questo è il riquadro più importante della pagina — sostituiscilo con la tua qualifica reale prima di mettere il sito online.
Le tappe
Una vita non è una linea retta.
Ma se la guardi bene, ha un suo disegno.
Torino
Nasco a Torino. Una città che ho lasciato e ritrovato più volte. Resta il punto da cui si misurano tutte le distanze.
Lettere Moderne
Mi laureo in Lettere all'Università di Torino. Imparo che le parole hanno un peso, ma anche un limite. Da lì comincia la curiosità per tutto quello che dice senza dire.
I primi anni nel sociale
Animatore, operatore, educatore. Cooperative di Torino, poi Pollicino a Ivrea. Imparo che educare è soprattutto stare. E stare è una pratica.
SERMIG
Volontariato. Una stagione che mi ha cambiato il modo di guardare le persone. Senza retorica.
Una parentesi diversa
Quindici anni come informatore veterinario. Mi sembra una deviazione, in realtà mi insegna ad ascoltare in un altro modo: l'attenzione, la precisione, la fiducia che si costruisce nel tempo.
Centro accoglienza profughi
Cooperativa Orchidea, Pavone Canavese. Torno al sociale in un momento in cui il mondo si fermava. È stato un ritorno alle radici, e l'inizio di una scelta più profonda.
Scienze dell'Educazione
Mi laureo per la seconda volta. Avevo bisogno di rimettere in ordine ciò che il lavoro mi aveva già insegnato.
Anziani e Alzheimer
Assistenza domiciliare. Imparo che la memoria, anche quando si frantuma, lascia tracce. E che le mani, certe volte, ricordano dove la mente si perde.
RAF — Cooperativa Nuova Assistenza
Educatore in una struttura per persone con disabilità. Qui scopro davvero il laboratorio: la falegnameria, i materiali, il senso di un'opera che nasce in un tempo dilatato.
CADD — Fondazione Agape
Continuo come educatore in un Centro Diurno. È in questi spazi che ho capito che l'arteterapia non era una disciplina da imparare: era già qui, dentro il modo in cui lavoravo.
Cose che porto con me in studio.
Le mani in laboratorio
Ho gestito laboratori di falegnameria. La materia che oppone resistenza, e poi cede. Quel passaggio lì è un piccolo insegnamento ogni volta.
L'ascolto educativo
Quasi trent'anni nei contesti di cura: bambini, persone con disabilità, anziani con Alzheimer, persone in accoglienza. Ognuno mi ha insegnato un modo diverso di stare.
Le lingue di ogni giorno
Italiano, francese discreto, inglese di base. Ma soprattutto la lingua del corpo, dei materiali, del silenzio condiviso.